Dom Set 05
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Venti arrestati nell'operazione Green Line: i mafiosi per ottenere il pagamento sostenevano che le somme da loro richieste erano "oneste" confrontandole con quelle imposte nell'area palermitana

Oltre 200 agenti della polizia sono stati impegnati in un'operazione antimafia che ha portato  all'esecuzione di 20 ordini di custodia cautelare in carcere. I provvedimenti sono stati emessi dal gip distrettuale di Caltanissetta, su richiesta del procuratore Sergio Lari e del pm della Dda, Roberto Condorelli.

L'indagine, denominata Green Line, ha preso il via nel 2006 ed è stata condotta dalla Squadra mobile di Enna e dagli agenti del Commissariato di Leonforte e riguarda presunti esponenti della famiglia mafiosa di Enna. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, minacce, danneggiamenti e furti, tutti aggravati dall'avere commesso i fatti avvantaggiando la mafia.

I mafiosi di Enna per ottenere dagli imprenditori il pagamento del pizzo, sostenevano che le somme da loro richieste erano "oneste" e le confrontavano con quelle che venivano imposte nell'area palermitana da Cosa nostra. Il retroscena emerge dalle intercettazioni effettuate nell'indagine della polizia di Stato. Fra i venti indagati, otto degli arrestati sono accusati di essere affiliati alla famiglia mafiosa di Enna, le altre a carico di persone coinvolte, comunque, in reati commessi per conto o sotto il controllo del clan ennese.

Tra gli arrestati vi è Giancarlo Amaradio, uomo d'onore affiliato nel 2001, attuale rappresentante della "famiglia" di Enna (che copre anche i territori di vari comuni della provincia, in particolare Agira, Assoro, Valguarnera, Catenanuova e l'area del Dittaino). Per l'accusa i referenti di queste famiglie sono: Assoro: Angelo Salatino; Agira: Giovanni Scaminaci; Valguarnera: Gaetano Giovanni D'Angelo.

Questi gli arrestati: Giancarlo Amaradio, 31 anni, Gianni Briga, 26, Natale Cammarata, 30, Giuseppe Cangeri 21, Vincenzo D'Agostino, 43, Gaetano Giovanni D'Angelo, 27, Giuseppe Di Franco, 29, Alfonso Di Marco, 46, Emanuele Fortunato, 28, Giacomo Miano, 36, Giuseppe Miracolo, 25, Umberto Pirronitto, 34, Domenico Ruisi, 39, Angelo Salatino, 51, Antonio Scaminaci, 48, Giovanni Scaminaci, 43, Davide Tirenni, 28. Altre due persone sono ricercate.
 
I prezzi pagati agli agricoltori sono sempre più in caduta libera (13-15 euro al quintale) e addirittura più bassi di venti anni fa, quando le quotazioni erano di  50.000 lire, pari ad euro 25,82. Un “taglio” drastico: quasi il 50 per cento. Solo  nell’ultimo quinquennio il calo è stato del 32 per cento. I nostri produttori sono al collasso, anche perché costretti a sostenere costi (produttivi, contributivi e burocratici) in crescita record (più 30 per cento nei confronti dello scorso anno). Ma quello che preoccupa è l’invasione dei mercati di produzioni estere, soprattutto   da parte dei paesi extracomunitari, come gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, l’Australia e la Turchia. Il nuovo vibrante allarme viene lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori di Enna che chiede immediati e straordinari interventi per sanare una situazione esplosiva che sta caratterizzando l’intero comparto cerealicolo sia in Italia che in tutta Europa. Sintomatica in questo senso la grande manifestazione che si è tenuta la scorsa settimana a Parigi, dove sono scesi piazza migliaia di coltivatori.
A poche settimane dalle prime operazioni di mietitura, lo scenario è deprimente in tutte le aree rurali. Molte imprese -denuncia la Cia- sono in “profondo rosso” e rischiano di chiudere i battenti nel giro di poco tempo se non vengono predisposte misure adeguate per fronteggiare un’emergenza che sta assumendo aspetti catastrofici.
I prezzi all’origine -rimarca  la Cia- sono sempre più stracciati. Le ultime quotazioni (quarta settimana di aprile) registrano una diminuzione di oltre il 25 per cento allo stesso periodo del 2009.  A questo si aggiungono gli elevati costi produttivi e contributivi che tagliano le gambe a qualsiasi slancio imprenditoriale. Basti ricordare che produrre un ettaro di grano duro costa all’agricoltore circa 900 euro, mentre, in queste particolari condizioni, i ricavi non arrivano a 600 euro. Gli agricoltori, pertanto, lavorano in perdita. E se anche la prossima campagna di commercializzazione dovesse proseguire sull’attuale deprimente trend, le conseguenze sarebbero disastrose: oltre alla chiusura di tante aziende, si dimezzerebbe anche la superficie coltivata.
La Cia è, dunque, preoccupata per le gravissime difficoltà che stanno investendo pesantemente i nostri produttori di grano duro che, oltretutto e nonostante gli sforzi compiuti soprattutto in termini di miglioramento qualitativo, vedono invasi i mercati nazionali da produzioni provenienti da ogni parte del mondo. E questo sta penalizzando enormemente il grano “made in Italy” che viene venduto a prezzi non certo remunerativi.
Per tale motivo, la Cia chiede al neo-ministro  il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan di aprire al più presto (prima che parta la nuova campagna) un Tavolo di confronto fra tutte i vari soggetti della filiera, in modo da concordare e sviluppare azioni condivise che permettano agli agricoltori di uscire da un drammatico “tunnel”.
Per la Cia, tuttavia, occorre  un moderno progetto sulla cerealicoltura di qualità che veda al centro, territori, aziende e agricoltori quale tassello principale e determinante di una nuova politica di prodotto e alimentare.  C’è la necessità di  definire anche le modalità di un innovativo “accordo di filiera” proprio per dare nuove certezze e impedire che vi siano squilibri che alla fine danneggiano i produttori e gli stessi consumatori.
La Cia, comunque, ribadisce l’esigenza di approvare in tempi rapidi il piano cerealicolo nazionale, cui è legata anche l’urgenza di riorganizzare il sistema nazionale di stoccaggio. Sono anche importanti e urgenti una riforma delle borse merci, sostegni ai produttori e ai contratti di filiera, la fiscalizzazione  degli oneri sociali, controlli efficaci alle dogane per rispettare le normative comunitarie in merito ai parametri qualitativi e sanitari.
 

Presentato il progetto ‘Sicilia factory outlet center Valle del Dittaino’


Sorgerà sull’autostrada PA-CT, allo svincolo di Dittaino nei pressi di Enna, il primo, grande outlet factory village della Sicilia.
E’ stata infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione, la decisione finale della Conferenza dei servizi che conclude l’iter autorizzativo del progetto promosso, su terreni di sua proprietà, dalla Dittaino Development, società creata ad hoc per tale iniziativa dalla joint venture tra un gruppo di primari imprenditori siciliani e altrettanti noti imprenditori sardi e lombardi con notevoli esperienze nel campo della grande distribuzione. Si prevede di avviare i lavori entro questa primavera e di concluderli in diciotto mesi con l’obiettivo dell’inaugurazione a ridosso delle festività per il Natale 2009.Il progetto, redatto dall’architetto fiorentino, Guido Spadolini (lo stesso che ha progettato il primo outlet italiano a Serravalle Scrivia) e commercializzato da CB Richard Ellis, si estende su un’area di ben 31 ettari che fiancheggia l’autostrada e lo svincolo che immette direttamente sull’area medesima. E’ prevista la realizzazione di un piccolo paese dello shopping, in tipico stile siciliano e mediterraneo che si armonizza perfettamente con il paesaggio circostante, nel quale, su strade e piazzette,oltre a diversi bar e ristoranti si apriranno 100 eleganti negozi delle migliori firme ma anche una decina di negozi che venderanno il meglio della produzione agro-alimentare ed artigianale siciliana; il tutto per una superfice lorda di costruito pari a 25.000 mq (l’outlet vero e proprio). Subito fuori del village verrà altresì realizzato un ipermercato di 6.700 mq per offrire un ulteriore opportunità ai visitatori ma anche agli abitanti della Provincia di Enna che di tali strutture non è dotata. E’ prevista, infine, la costruzione, sempre a fianco dell’outlet, di un albergo, 4 stelle, da 120 camere ed una ampia sala congressi, con l’obiettivo di farne una tappa dei tours turistici della Sicilia che passano tutti dai mosaici della vicina Villa del Casale di Piazza Armerina ma anche per farne la sede di congressi ove, per una volta, le mogli dei congressisti andranno volentieri con la prospettiva dello shopping.

 Tutt’intorno una vastissima area a verde che, tra alberi, specchi d’acqua e perfino passeggiate ecologiche, farà da cornice a ben 6,3 ettari di parcheggi per 2.223 auto. E’ di grande rilievo l’impatto sociale che in una Provincia quale quella di Enna, avrà l’iniziativa, che prevede una occupazione di circa 150 persone per la costruzione e di più di 600 persone a regime che verranno reclutate e formate dando una grande opportunità soprattutto ai giovani di Agira, comune sul cui territorio ricade l’insediamento, la cui Amministrazione ha assentito l’opera sotto il profilo della trasparenza, del rispetto delle leggi e di una tempistica congrua, che è esattamente ciò che ogni sano imprenditore auspica di trovare. Vale la pena evidenziare che il costo dell’opera, pari a circa 40 milioni di euro, sarà tutto a carico di capitale privato senza un euro di denaro pubblico. 

La scelta di Enna, al centro dell’isola, ha una precisa ragione economica: essa consente di avere, nell’arco di 1 ora e 15 minuti di comodo viaggio in autostrada o superstrada, un bacino potenziale di utenza di 3,5 milioni di persone, più ampio di quello cui usualmente si fa riferimento per gli outlets nel nord Italia, ma assolutamente indispensabile in un mercato come quello siciliano ove il potere d’acquisto pro-capite è purtroppo inferiore alla media nazionale. Per la sua posizione baricentrica, l’outlet è infatti raggiungibile in mezzora da Catania; in 1 ora e mezza da Palermo o da Messina; in 1 ora da Agrigento, da Siracusa o da Ragusa; in 20 minuti da Caltanissetta e in 10 minuti da Enna. E’ la distanza giusta per un outlet ove si va mediamente due volte in un anno per gli acquisti stagionali e non ogni settimana come avviene per la spesa nei centri commerciali. 

Anche i siciliani avranno quindi modo di sperimentare, tra non molto tempo, un modo intelligente di fare shopping che sta avendo grande successo in tutto il mondo e che consente quel risparmio di qualità discendente dalla possibilità di comprare il massimo e spendere il minimo. In questa vera e propria cittadella dell’acquisto si troverà infatti, con sconti dal 30 al 70% rispetto al listino e perfino con ulteriori saldi di fine stagione, il fine-serie firmato o il fine-collezione d’autore che il gotha del fashion e del lusso internazionale venderanno in un centinaio di negozi diretti ed esclusivi. Si andrà dall’abbigliamento alle calzature, dalle borse alle pelletterie, dai profumi agli oggetti per la casa.

  

 
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